Rari Nantes In Gurgite Vasto
IO

Io. Senza metterci il No.
Io. Un po' egocentrico.
Io. Senza parte né arte.
Io. Solo. Perso.
Io. Qui. Senza senso.
Io. E poc'altro da dire.
Evito. Io. Dico poco.
Quasi nulla. Io.
Io. Come ho detto prima.
Io. Soltanto Io.
Io. Nessun'altro ancora.
Io. Penso. Sogghigno.
Mansueto. Io.
Io? Sicuri? No!
Questa volta c'è!
L'Io intendo... non il No.
Quello è raro. Avaro.
Missionario. Precario.
Come l'Io.
In tutto e per tutto.



DINAMICITA' STATICA

Stentando passi, ingloriosa sfiducia
ritardi immatricolati e pulsazioni
interminabili
vibra il galattico respiro
d'ombra sconosciuta.



AMORE

Non è eterno!
Fibrillazione incostante.
Vagare. Nuotare.
Spendere anime nel castello dorato.
Possedere. Svuotare il ventre
dal mio encefalogramma piatto.
Torbido respiro.
Passione languida
del cuore stridente
nella strada vuota del desiderio
morente.



ODIO

Nel deserto
infimo suono
vuoto frastuono
colpo in canna
terminazioni ingloriose
Il sentimento
non nato
sperduto
rimpianto
nelle mani
avare e rugose
cadute - estranee -
sviluppate nell'inviluppo
del battito
chiuso
di un sogno
che si trasformò
in una palude
verde sconfitta
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MUSICA

Tic.
Nel brick del mio stick
ignaro cerco un piccolo
richiamo... frick!
Ho solo pochi secondi,
e le onde vibrano sul muro
nel bianco ricamato in calce
e l'oro che non c'è
un silenzio, un sospiro:
il tuo sospiro:
e l'occhio che duole
e gracchia al cielo
la sua felicità.
Nel brick del mio stick
sconfitto ma amato
richiamo il vecchio
santo, glorificato, desiderato,
calore umano.
Toc.


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Utente: DocBenway
Il blog

Rari Nantes In Gurgite Vasto

Descrivere è un po' come incedere, inciampare, rotolare su un fiume in piena. Sparire, a volte anche dormire: un bambino che saluta affacciato dal finestrino di una macchina che si sta per schiantare contro un muro di cemento armato. Descrivere è un po' come salutare, inconsciamente, le sagome statiche della vita quotiadiana mentre si sta per prendere il volo verso un pianeta immaginario.
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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 19:44 del :: venerdì, 15 aprile 2005
post numero 4544677
Andiamo a rubare: il furto si addice a un poeta!
Nessuno veramente sa che cosa sia, intero, un poeta!
Un grande sapiente o veggente?
Magari! O soltanto un criminale! Un ladro
di lumi, di vite clandestine vissute
nel silenzio dei giorni tutti uguali.

[Dario Bellezza]
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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 21:35 del :: lunedì, 11 aprile 2005
post numero 4511446
Funeral Blues
di Wystan Hugh Auden


Stop all the clocks,
cut off the telephone,
Prevent he dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos
and with muffled drum
Bring out the coffin,
let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message:

He Is Dead.

Put crêpe bows
round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear
black cotton gloves.

He was my North, my South,
my East and West,
My working week
and my Sunday rest,
My noon, my midnight,
my talk, my song;

I thought that love would last for ever:
I was wrong.

The stars are not wanted now:
put out every one;
Pack up the moon
and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood;
For nothing now can ever come to any good.

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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 19:38 del :: martedì, 05 aprile 2005
post numero 4463749
E la tortura continua...

"Se vai a Roma x omaggio Papa usa mezzi trasporto collettivo. Preparati a code organizzate ma molto lunghe. Caldo di giorno fresco di notte. X info Isoradio 103.3"

"X enorme afflusso, da mercoledì h.22 chiuso accesso code x saluto Papa. Venerdì x funerali stop traffico Roma; area S.Pietro piena: schermi in piazza e Torvergata"

Copyright: Protezione Civile

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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 17:21 del :: domenica, 03 aprile 2005
post numero 4445631
Ni Dieu Ni Maître

La cigarette sans cravate
Qu'on fume à l'aube démocrate
Et le remords des cous-de-jatte
Avec la peur qui tend la patte
Le ministère de ce prêtre
Et la pitié à la fenêtre
Et le client qui n'a peut-être
Ni Dieu ni maître

Le fardeau blême qu'on emballe
Comme un paquet vers les étoiles
Qui tombent froides sur la dalle
Et cette rose sans pétales
Cet avocat à la serviette
Cette aube qui met la voilette
Pour des larmes qui n'ont peut-être
Ni Dieu ni maître

Ces bois que l'on dit de justice
Et qui poussent dans les supplices
Et pour meubler le sacrifice
Avec le sapin de service
Cette procédure qui guette
Ceux que la société rejette
Sous prétexte qu'ils n'ont peut-être
Ni Dieu ni maître

Cette parole d'Evangile
Qui fait plier les imbéciles
Et qui met dans l'horreur civile
De la noblesse et puis du style
Ce cri qui n'a pas la rosette
Cette parole de prophète
Je la revendique et vous souhaite
Ni Dieu ni maître

[Leo Ferré]
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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 23:56 del :: giovedì, 31 marzo 2005
post numero 4425912
INTESTARDIAMOCI CON IL TEST

1. Prime Letture:
"Metamorfosi" di Franz Kafka. "Il Processo" di Franz Kafka. "L'Insostenibile Leggerezza Dell'Essere" di Milan Kundera [Odio questo libro]

2. Il libro sul comodino:
Al momento: "La Campana di Vetro" di Sylvia Plath e "Sodoma e Gomorra" di Curzio Malaparte

3. Ultimo libro amato:
"Zibaldone" di Giacomo Leopardi

4. Ultimo libro odiato:
"Il codice Da Vinci" di Checazzoneso. Seguito a ruota da "Q" del Luther Blisset.

5. Un personaggio di cui innamorarsi:
"Marthe" la protagonista femminile del romanzo di Raymond Radiguet intitolato "Il Diavolo in Corpo".

6. Il libro che ti ha fatto piangere:
Potrei elencare tutti i libri degli scrivani... ma il pianto ha per me un significato nobile, positivo... quindi, sinora, ho pianto solo per un film (City Lights di Chaplin) e per la trama di "Delitto e Castigo" di Fedor Dostojevski.

7. Frase amata:
"L'amore è un cane che viene dall'inferno". (Charles Bukowski)

8. Un libro da regalare:
"Il codice di Perelà" di Aldo Palazzeschi

9. Un libro sottovalutato:
"La Febbre del Ragno Rosso" di William Burroughs. "Il Dottor Semmelweis" di Celine.

10. Un libro sopravvalutato:
"Il Ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde

11. Un libro sconvolgente (in ogni senso):
"1984" di George Orwell

12. I libri per l'isola deserta:
"Ulisse" di Joyce. "Zibaldone" di Leopardi. "Canti Orfici" di Dino Campana. "Lampisterie" di Tristan Tzara. "La Società Dello Spettacolo" di Guy Debord. "L'Unico e la sua Proprietà" di Max Stirner. "L'Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters. "Animal Farm" di George Orwell.

13. Il primo scaffale che visiti in libreria:
Poesia.

14. Il segnalibro che stai usando adesso:
Cartoncino confezione cartine "Smoking Oro"

15. Una descrizione indimenticabile:
"Nessuna nuova stella all'orizzonte. Catastrofi... solo catastrofi. Penso a quell'età futura in cui Dio sarà rinato, quando gli uomini combatteranno e uccideranno per Dio come ora e per lungo tempo a venire sono invece destinati a lottare per nutrirsi. Penso a quell'età in cui il lavoro sarà dimenticato e i libri occuperanno il loro vero posto nella vita, quando forse non vi saranno più libri ma solo un unico grande libro: una bibbia. Per me il libro è l'uomo e il mio libro è l'uomo che sono, l'uomo confuso, negligente, scriteriato, quell'uomo bramoso, osceno, sfrenato, pensieroso, scrupoloso, menzognero, diabolicamente sincero che io sono. Penso che in quell'età a venire non sarò trascurato. Allora la mia storia diverrà importante e la cicatrice che lascerò sulla faccia del mondo avrà significato. Non riesco a dimenticare che sto facendo storia, una storia chem come un sifiloma, divorerà l'altra storia insignificante. Io non mi considero un libro, un documento, una testimonianza, ma una storia del nostro tempo - una storia di ogni tempo"
[Henry Miller da "Primavera Nera"]

16. Un libro da farci un film:
"Morte A Credito" di Ferdinand Celine
"Onde" di Virginia Wolf

17. Il più bel film tratto da un libro:
"Brazil" di Terry Gilliam. (libro "1984" di G. Orwell)

18. Come leggi? (seduto? di notte? In treno?...):
Preferisco leggere seduto sul letto con luce fioca (per giocarmi l'ultimo occhio rimasto).
Leggo anche in treno, nelle sale d'attesa, ecc... a patto che non ci sia qualcosa pronto a distrarmi.

19. Se fossi un libro:
"I Canti di Maldoror" del Conte di Lautreamont.

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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 12:44 del :: martedì, 29 marzo 2005
post numero 4403485
L'ESSENZA DELL'INESISTENZA

Divagazioni temporali, astrali, maniacali, parietali, impersonali, deliquenziali... divagazioni di un farabutto. Beh, certamente sarà improbabile... seguire. Il segugio seguito nell'androne di un appartamento nel letargo della notte. Io non c'ero. Non ci sono mai, io! Eppure qualcuno mi ha spifferato, nell'orecchio destro, d'avermi visto navigare nell'ambito di una giostra multietnica un giovedì di una settimana qualunque. Una delle tante, come si suol dire. No!. C'è sempre un treno pronto per partire e portarti lontano. Voglio andare lontano? Non voglio andare. Voglio sparire, esistere non esistendo. Essere un involucro vuoto. Glorificare il mio non essere: fallito e farabutto. Solitudine, un perché senza risposta e del lardo. Una signora, con uno strano cappello in testa, un particolare candelabro luciferino, con il suo cagnolino preferito dall'alito pesante (vi ho mai detto che non sopporto l'alito dei cani?), passeggiava trotterellando sul marciapiede di gommapiuma. Una signora e il suo cagnolino preferito... un marciapiede... della gommapiuma. Un cestino per l'immondizia. L'involucro riempito per bene e pronto ad espellere uno dei tanti prodotti che si possono acquistare, anche con particolari offerte, nei supermercati. Din don. Suona il campanellino. Una bambina piange. Io piango, ma non si vede, lo nascondo... mi vergogno. Non è propriamente vergogna... direi sentenza personale. Impersonale. Tutto torna: anche il biglietto attaccato al mignolo del piede sinistro.

Ci sarò
forse no
nel vento
sento
calore
e il freddo
del
mio pianto
su quest'albero
nero
abbattuto
in silenzio
sulla pelle
del
farabutto
.
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Scritto da :: DocBenway alle ore :: 13:14 del :: lunedì, 28 marzo 2005
post numero 4397148
Se la poesia è concentrata, è un pugno chiuso, allora il romanzo è rilassato ed espansivo, una mano aperta: con strade, divagazioni, destinazioni; la linea del cuore, la linea dell'intelligenza; c'entrano anche la morale e il denaro. Dove il pugno esclude e colpisce di sorpresa, la mano aperta può toccare e contenere molte cose al suo passaggio.
Io non ho mai messo uno spazzolino da denti in una poesia.

Se penso a tutte le cose, cose domestiche, utili e degnissime, che non ho mai messo in una poesia! Una volta, è vero, ci ho messo un albero, un tasso. E quello subito, con egocentrismo pazzesco, ha cominciato a dare ordini e disposizioni. NOn era un tasso cresciuto accanto a una chiesa su una strada poco oltre la casa in un paese in cui viveva una certa donna... e così via, come avrebbe potuto essere in un romanzo. No. Il mio se ne stava piantato nel bel mezzo della poesia, a orchestrare le proprie sfumatura di nero, le voci tra le lapidi, le nuvole, gli uccelli, la tenera malinconia con la quale io la contemplavo: tutto quanto! Non ci fu verso di sottometterlo. Sicché alla fine la mia poesia è diventata una poesia una poesia su un albero di tasso. Quel tasso era troppo arrogante per fare da effimero segno nero in un romanzo.
Forse, sottintendendo che la poesia è arrogante, farò arrabbiare alcuni poeti. Anche una poesia, mi diranno, può includere di tutto. E con molta maggiore precisione e forza di quelle creature sciatte, scarmigliate e onnivore che chiamiamo romanzi. Ebbene, cono pronta a concedere a questi poeti le loro pale meccaniche e i loro calzoni vecchi. Nemmeno io penso che le poesie debbano essere troppo dure. Vi ammetterei perfino uno spazzolino da denti, credo, a patto che si tratti di una vera poesia. Ma queste epifanie, questi spazzolini poetici sono molto rari. E quando arrivano, hanno la tendenza, come il mio indisciplinato albero di tasso, a considerarsi degli eletti, dei tipi speciali.
Non così nei romanzi.
Nei romanzi, lo spazzolino da denti ritorna buono buono al suo posto sulla mensola del bagno e là rimane, dimenticato. Il tempo scorre, forma gorghi, menadri, e le persone hanno l'agio di crescere e di cambiare sotto i nostri occhi. Le sovrabbondanti cianfrusaglie della vita fanno capolino dappertutto intorno a noi: scrittoi, ditali, gatti, l'intero beneamato catalogo tante volte consultato degli arredi assortiti che il romanziere vuole farci condividere. Non voglio dire che no nci sia un disegno riconoscibile, una cernita, un ordine rigoroso.
Sto solo dicendo che forse il disegno non è così proclamato.
Anche la porta del romanzo, come quella della poesia, si chiude.
Ma non così in fretta, né con tanta maniacale, inappellabile definitività.

[Sylvia Plath]


la poesia prudente
e gli uomini
prudenti
durano
solo lo stretto
necessario
per morire
tranquili.

[Charles Bukowski]
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